Itinerario storico-artistico

La prima chiesa parrocchiale, dedicata ai SS. Gervasio e Protasio si trova abbarbi­cata sul pendio del colle sul quale sorge il castello.

Nel secolo XV venne riedificata al piano, e, in seguito, rifatta quasi del tutto tra il 1887e il 1895 su progetto dell'architet­to Melchiotti per iniziativa del prevosto Minelli, e di nuovo ampliata dal 1904 al 1912 su progetto dell'architetto Caravatti di Milano e dell'ingegner Cadeo e geometra Bastoni di Chiari per iniziativa del prevosto Libretti.

La facciata è stata restaurata e dipinta in terranuova nel 1938, anno nel quale è stato posto il basamento in pietra grigioazzurra di Sarnico. Il portale maggiore è ornato da un doppio stipite con altorilievi raffiguranti armature e motivi guerreschi e, nell'architrave, un medaglione con S. Giorgio. Stipiti e capi­telli sono sempre in pietre di Sarnico. L’interno è a croce latina e, sebbene abbia subito radicali modifiche, presenta un insieme armonioso e solenne. La parte più antica è delineata dai tre primi pilastri, in pietra di Sarnico.

La cupola ottagonale all'esterno poggia su doppi arconi impostati sui sostegni e por­tata dai pennacchi, nei cui riquadri sono stati affrescati i quattro Evangelisti; dopo il cornicione si alza un tamburo di metri 3,50 che forma il sostegno della grande cupola a padiglione a tutto sesto di metri 9,00 di luce; sul padiglione un grande affresco con al centro l'incoronazione della Santa Vergine. La cupola è illumina­ta da quattro grandi Minestroni aperti nel tamburo.

Dal pavimento della chiesa alla sommità della cupola l'altezza è di metri 22,50.

Il presbiterio è stato recentemente rifatto. La pala raffigura S. Giorgio ed è opera di Ludovico Gallina (1782). Nella navata di destra l'altare della "Madonna Vecchia" a forma di grande drappo sostenuto da angeli, con al centro la statua veneratissima della Madonna: è pregevole opera dei Fantoni restaurata dai Poisa di Brescia, mentre la mensa è in marmo policromo impreziosito da quattro angeli in marmo bianco di Carrara. Bellissima la statua quattrocentesca della Madonna, venerata fino al 1912 in una chiesetta attigua poi abbattuta per allargare la chiesa parroc­chiale. l:altare della Risurrezione è ricco di un bellissimo quadro del Romanino, raffigurante Gesù Risorto (olio su tavola 196 cm x 125) ed eseguito intorno al 1525. La pala è raccolta in una preziosa soasa di marmo policromo e intarsiato.

L’altare dell'Assunta, proveniente dalla Disciplina e sistemato in luogo dell'altare della Madonna del Rosario (di cui si con­serva la parte superiore dell'affresco), è ricco di una pala di Antonio Gandino il Vecchio, raffigurante l'Assunta e raccolta in una elegante soasa, e di una bellissima mensa di marmo policromo e intarsiato.

Nella navata di sinistra il primo altare, dedicato ai S.S. Gervasio e Protasio, è adornato di un bel quadro attribuito a Callisto Piazza da Lodi (olio su tela 135 x 98 cm) che proviene dalla prima chiesa parrocchiale. L’altare della Addolorata e del Cristo morto ricopia il precedente, ma è aggraziato da due angeli oranti in marmo che affiancano la nicchia dorata contenente la statua dell'Addolorata. Sotto sta la statua distesa del Cristo morto, opera della scuola del Fantoni.

L'altare del Sacro Cuore costruito nel dopoguerra è opera monumentale in marmo di Botticino e lavorato dai maestri scalpellini di Rezzato, mentre la statua del Sacro Cuore è uscita dalla bottega Poisa di Brescia. Semplice, ma elegante, è l'altare di S. Rita, proveniente da una chiesa demolita di Rivoltella del Garda.

Il Battistero è stato sistemato di recente ed è adorno di una tela raffigurante il batte­simo di S. Giustina. Le decorazioni (angeli e i sette doni) sono del decoratore Pancera di Manerbio. Sono della Vetreria Artistica Religiosa di Brescia le vetrate del presbi­terio. L’Organo, costruito dai Serassi di Bergamo nel 1828, venne riformato e sistemato dalla ditta Diego Porri di Brescia nel 1912. L’ultimo restauro risale al 1981. Altri bei quadri fra cui un S. Antonio di Ottavio Annigoni e alcuni interessanti ex voto si trovano nella grande sacrestia.

La cappella del convento, costruita nel 1695 e consacrata il 14 settembre 1755 da Mons. Alessandro Fè, era adorna di una tela raffigurante S. Francesco e S. Chiara, sostituita poi col sopraggiungere delle Orsoline da una tela raffigurante S. Orsola, S. Angela Merici e S. Agostino. Durante una nuova ristrutturazione ope­rata nel 1969, le due tele vennero poste sulle pareti laterali, mentre al centro venne posto un crocifisso "miracoloso" di stile romanico del 1200.

Cinquecentesca è la chiesetta di S. Carlo, che sembra sorta nel lazzaretto aperto durante la peste del 1576 e che prese il nome del Santo.

Rifatta almeno due volte, venne restaurata nel 1973 dalla Società della Caraffa.

Sul dosso della collina retrostante il Castello, sorge la chiesa di S. Gervasio, cinquecentesca, che venne adibita nel 1630 a lazzaretto. Conteneva una tela del Tiziano e lavori in legno del Fantoni poi scomparsi.

Sul colle che domina a nord il paese e dal quale l'occhio spazia su un panorama bel­lissimo, sorge la chiesetta dedicata a S. Onofrio, compatrono della parrocchia.

Costruita probabilmente nel 1600, è stata completamente restaurata nel 1967.

Vi si venera una singolare e bella statua del santo eremita. Fra i palazzi spiccano quelli dei Lantieri di Paratico. Edificato dall'architetto Piacentini nel secolo XV divenne, dopo la distruzione del castello di Paratico, la dimora della potente famiglia. Caratteristica la struttura bugnata delle colonne, la volta crociera e il pavimento in cotto. Elegante la doppia loggia a sette arcate con balaustra in pietra arenaria.

Del Quattrocento, o forse anche preceden­te, è la casa Ochi, anche essa con portica­to a tre arcate a pieno centro in cotto e soprastante loggetta a sei arcate.

Al centro del vecchio nucleo urbano sorge ancora una vecchia torre viscontea costruita nel 1397.

Il paese fu per secoli prevalentemente agricolo. Celebrato il vino di Capriolo già da Taddeo Solarlo nel secolo XV e al quale Giovanni Bigoni dedica alati versi intitolati La Reggia di Bacco in Capriolo (Brescia, N. Bettoni, 1806). Più recentemente si distinsero nella coltivazione della vite i nobili de Paratico.